Diciannove anni fa, alle 16,58 del 19 luglio 1992, un'autobomba con oltre un quintale di esplosivo, trasformava in un inferno via D'Amelio a Palermo. Neanche due mesi dopo la strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta,Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, la mafia e non solo, cancella con il tritolo anche la vita del giudice Paolo Borsellino e dei suoi cinque agenti di scorta :Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.Da allora, vergognosi depistaggi, presunte coperture politiche e istituzionali, misteri di ogni genere, non hanno ancora permesso, come spesso accade nel nostro Paese, di stabilire la verità.Oscure trattative Cosa nostra e Stato per fermare stragi in cambio di processi" addomesticati" e carcere meno duro? E' ora di sapere la verità, di conoscere i reali mandanti e gli esecutori.Come più volte detto da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, via D'Amelio è una strage di Stato.Per gli inquirenti, si sta avvicinando l'ora della verità.....Lo spero veramente, anche se penso che è già troppo tardi per poterci ancora definire un Paese civile. " Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d'accordo", aveva detto Borsellino. Ecco, ricordiamo lui e gli altri grandi perchè vogliamo, anzi PRETENDIAMO la prima opzione.
